L’INPS, con il messaggio n. 2124 del 26 giugno 2026, ha fornito nuove indicazioni sulla trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità in pensione di vecchiaia nel sistema contributivo, con particolare attenzione al beneficio previsto per le lavoratrici madri.

Come avviene la trasformazione dell’assegno di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia quando il beneficiario raggiunge i requisiti anagrafici e contributivi previsti e cessa l’eventuale rapporto di lavoro dipendente.

I periodi durante i quali è stato percepito l’assegno senza svolgere attività lavorativa possono essere considerati utili per raggiungere il requisito contributivo necessario alla trasformazione.

Questi periodi, però, valgono soltanto per il diritto alla pensione e non incidono sul calcolo del suo importo.

Quali sono i requisiti nel sistema contributivo

Per i titolari di assegno ordinario di invalidità liquidato interamente con il sistema contributivo, la trasformazione può avvenire:

Per il biennio 2025-2026, i requisiti anagrafici indicati dall’INPS sono pari rispettivamente a 67 e 71 anni. Dal 2027 sono previsti adeguamenti collegati alla speranza di vita.

Il beneficio riconosciuto alle lavoratrici madri

Le lavoratrici madri che accedono alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo possono richiedere uno specifico beneficio.

La normativa consente di scegliere tra:

La scelta deve essere effettuata valutando la situazione previdenziale personale, il numero dei figli e gli effetti sull’importo finale della pensione.

Entro quando deve essere presentata la richiesta

Poiché la trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità avviene automaticamente, la lavoratrice interessata deve presentare una specifica istanza entro il mese precedente la decorrenza della pensione di vecchiaia, calcolata senza considerare l’eventuale beneficio.

Questo termine è particolarmente importante: in mancanza di una domanda presentata nei tempi previsti, il beneficio non può essere riconosciuto né durante la trasformazione d’ufficio né successivamente attraverso la ricostituzione della pensione.

Come presentare la domanda

In attesa dell’aggiornamento delle procedure, la richiesta può essere inserita nella domanda di trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità in pensione di vecchiaia, indicando nelle note:

Per verificare la data entro cui presentare la richiesta, individuare il beneficio più adatto e trasmettere correttamente la domanda, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Cosa accade in caso di decorrenza anticipata

Quando il beneficio determina una decorrenza della pensione di vecchiaia precedente rispetto a quella ordinaria, può accadere che il periodo interessato sia già stato coperto dal pagamento dell’assegno ordinario di invalidità.

In questo caso, l’assegno viene revocato dalla nuova data di decorrenza della pensione e le somme già corrisposte vengono compensate con gli importi spettanti a titolo di pensione di vecchiaia.

L’eventuale differenza positiva viene riconosciuta alla lavoratrice.

Per ricevere assistenza nella verifica dei requisiti e nella presentazione dell’istanza, rivolgiti agli uffici di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’INPS, con la circolare n. 68 del 19 giugno 2026, ha fornito le istruzioni operative per applicare la convenzione sottoscritta con INARCASSA, la Cassa di previdenza degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti.

L’accordo consente il trasferimento diretto dei contributi pensionistici versati in buona fede a un ente previdenziale diverso da quello competente, evitando che il professionista debba prima chiedere il rimborso e poi effettuare un nuovo versamento.

Cosa prevede la convenzione

La convenzione disciplina il trasferimento dei contributi tra la Gestione Separata INPS e INARCASSA quando le somme sono state versate all’ente sbagliato.

In questi casi, l’ente che ha ricevuto il pagamento trasferisce direttamente la contribuzione all’ente che avrebbe dovuto incassarla.

Il versamento effettuato in buona fede produce quindi un effetto liberatorio nei confronti del contribuente, mentre il trasferimento tra i due enti avviene senza interessi aggiuntivi e senza applicazione di sanzioni.

La convenzione è stata sottoscritta il 7 maggio 2025, ha una durata di tre anni, fino al 7 maggio 2028, e può essere rinnovata una sola volta per lo stesso periodo.

Chi è interessato

La procedura riguarda soprattutto ingegneri e architetti liberi professionisti per i quali sia necessario verificare se la contribuzione dovesse essere versata:

L’iscrizione a INARCASSA è generalmente obbligatoria per gli ingegneri e gli architetti che esercitano la libera professione con continuità, sono iscritti all’Albo, possiedono una partita IVA e non risultano contemporaneamente assoggettati a un’altra forma di previdenza obbligatoria.

Quando, invece, il professionista è già iscritto a un’altra gestione previdenziale obbligatoria e non deve versare il contributo soggettivo a INARCASSA, i compensi derivanti dall’attività professionale possono essere soggetti alla contribuzione presso la Gestione Separata INPS.

La corretta individuazione dell’ente competente dipende quindi dalla posizione professionale e previdenziale del singolo interessato.

Quali somme possono essere trasferite

Il trasferimento riguarda la contribuzione pensionistica per invalidità, vecchiaia e superstiti, indicata con la sigla IVS, versata in buona fede all’ente non competente.

La procedura può interessare i contributi relativi ai periodi dal 1° gennaio 2001 e, in determinate condizioni, anche quelli precedenti. Devono comunque essere rispettate le decorrenze dell’obbligo contributivo presso la Gestione Separata INPS.

Il trasferimento può avvenire dopo l’accertamento o l’iscrizione effettuata dall’ente previdenziale competente e in seguito alla richiesta rivolta all’ente che ha ricevuto erroneamente le somme.

Quali contributi restano esclusi

Non tutte le somme versate possono essere trasferite.

Sono esclusi:

Le eventuali differenze contributive ancora dovute restano a carico del professionista e devono essere gestite dall’ente previdenziale competente.

Come avviene il trasferimento

Quando i contributi sono stati versati erroneamente alla Gestione Separata INPS, l’Istituto verifica i periodi interessati, l’iscrizione all’Albo professionale, l’assenza di prestazioni pensionistiche già liquidate e la regolarità della posizione.

Dopo i controlli, le somme vengono trasferite direttamente a INARCASSA.

Nel caso opposto, quando i contributi sono stati versati a INARCASSA ma risultano dovuti alla Gestione Separata INPS, viene costituita o aggiornata la posizione previdenziale del professionista presso l’INPS e le somme vengono attribuite agli anni interessati.

Lo scambio delle informazioni tra i due enti avviene attraverso procedure telematiche e canali dedicati, nel rispetto delle regole sulla protezione dei dati personali.

Perchè è importante verificare la posizione contributiva

Un versamento effettuato all’ente previdenziale non competente può causare vuoti contributivi, richieste di pagamento e problemi nella futura liquidazione della pensione.

La convenzione semplifica la regolarizzazione, ma è comunque necessario verificare:

Per assistenza nella verifica della posizione contributiva e previdenziale, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’INPS, con la circolare n. 67 del 18 giugno 2026, ha comunicato gli importi e le modalità di pagamento dei contributi obbligatori dovuti per il 2026 da coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali.

La contribuzione viene determinata in base alla fascia di reddito convenzionale nella quale è classificata l’azienda agricola e comprende diverse voci, tra cui la contribuzione pensionistica, il contributo di maternità e, per le categorie interessate, la contribuzione INAIL.

Contribuzione pensionistica IVS

Per il 2026, il reddito medio convenzionale giornaliero utilizzato per calcolare i contributi è fissato in 66,86 euro.

L’aliquota contributiva per invalidità, vecchiaia e superstiti, conosciuta come contribuzione IVS, resta confermata al 24%. La stessa percentuale si applica indipendentemente dall’età del lavoratore e dalla localizzazione dell’azienda agricola.

Alla contribuzione principale si aggiunge un contributo di 0,81 euro per ogni giornata di iscrizione, entro il limite massimo di 156 giornate annue per ciascuna unità attiva.

Riduzione per i pensionati con più di 65 anni

Anche nel 2026, i lavoratori autonomi agricoli che hanno più di 65 anni e sono titolari di una pensione presso una gestione INPS possono richiedere la riduzione del 50% dei contributi dovuti.

L’agevolazione non viene applicata automaticamente: è necessario verificare il possesso dei requisiti e presentare la relativa richiesta.

Per assistenza nella verifica della posizione e nella richiesta della riduzione è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Contributo di maternità

Il contributo annuale destinato alla copertura delle prestazioni di maternità resta fissato a 7,49 euro per ciascuna unità iscritta alla Gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri.

Contribuzione INAIL

Per il 2026 cambiano gli importi delle quote annuali dovute per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali da coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Gli importi sono fissati in:

Con l’introduzione delle nuove quote non trova più applicazione la precedente riduzione della contribuzione INAIL.

Come viene determinato l’importo complessivo

L’importo finale da versare può variare in base a diversi elementi, tra cui:

Le tabelle complete con gli importi relativi alle diverse categorie sono contenute nell’allegato alla circolare INPS.

Scadenze dei contributi agricoli 2026

Il pagamento deve essere effettuato in quattro rate tramite modello F24.

Le scadenze previste sono:

I dati necessari per compilare il modello F24 saranno disponibili nel Cassetto previdenziale del contribuente.

Assistenza per il pagamento dei contributi

Prima di procedere al versamento è importante verificare la correttezza della posizione contributiva, della fascia di reddito attribuita e degli importi indicati.

Per ricevere assistenza nella verifica dei contributi, delle scadenze e delle eventuali agevolazioni, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Per trovare l’ufficio più vicino, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha realizzato un nuovo portale digitale dedicato alla previdenza complementare, con l’obiettivo di aiutare cittadini, lavoratori e operatori a comprendere meglio il funzionamento della pensione integrativa.

La piattaforma raccoglie informazioni, guide pratiche, video, strumenti interattivi e risposte alle domande più frequenti, offrendo un percorso semplice e accessibile per orientarsi tra fondi pensione, TFR, modalità di adesione e tutele previste. 

Che cos’è la previdenza complementare

La previdenza complementare è una forma di risparmio previdenziale che può affiancare la pensione pubblica.

Attraverso l’adesione a un fondo pensione, il lavoratore può costruire nel tempo una posizione individuale destinata a integrare il reddito disponibile al termine dell’attività lavorativa.

Si tratta di una scelta che deve essere valutata tenendo conto della propria situazione professionale, contributiva ed economica. Il nuovo portale nasce proprio per consentire una maggiore conoscenza delle regole, delle opportunità fiscali e delle forme di tutela del risparmio previdenziale.

Cosa offre il nuovo portale

Il portale accompagna l’utente attraverso quattro principali aree tematiche.

Cos’è la previdenza complementare

La sezione spiega il funzionamento della pensione integrativa, le diverse tipologie di fondi pensione e le modalità di adesione.

Sono inoltre disponibili approfondimenti sul conferimento del TFR e sui dubbi più comuni legati alla previdenza complementare.

A chi è rivolta

Questa area contiene informazioni e strumenti dedicati ai cittadini, ai lavoratori, ai datori di lavoro e agli operatori del settore.

Il portale permette anche di individuare i fondi pensione ai quali è possibile aderire in base al proprio lavoro e alla posizione contrattuale.

Normativa di riferimento

La sezione raccoglie la normativa nazionale ed europea, oltre alla modulistica aggiornata.

L’obiettivo è rendere più semplice la consultazione delle regole che disciplinano i fondi pensione, le modalità di adesione e le prestazioni riconosciute.

Comunicazione e approfondimenti

Nell’area dedicata alla comunicazione sono disponibili notizie, eventi, materiali divulgativi e un glossario utile per comprendere i termini più ricorrenti.

È presente anche una sezione con le risposte alle domande più frequenti, aggiornata con contenuti relativi all’adesione automatica ai fondi pensione, alla destinazione del TFR, alle possibilità di scelta del lavoratore e agli adempimenti dei datori di lavoro. 

Uno strumento utile per lavoratori e giovani

Il portale si rivolge a chi è già inserito nel mondo del lavoro, ma anche a chi sta ancora studiando o si sta avvicinando alle prime scelte professionali.

Comprendere in anticipo il funzionamento della previdenza complementare può aiutare a pianificare il proprio futuro pensionistico con maggiore consapevolezza.

La scelta di aderire a un fondo pensione richiede comunque una valutazione attenta delle caratteristiche del fondo, dei costi, delle modalità di contribuzione e delle prestazioni previste.

A chi rivolgersi per ricevere assistenza

Per approfondire il funzionamento della previdenza complementare, verificare la propria posizione previdenziale e comprendere le possibili conseguenze della destinazione del TFR, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Gli operatori possono fornire informazioni e orientamento sulla base della situazione lavorativa e contributiva dell’interessato.

Per trovare l’ufficio più vicino e conoscere i servizi disponibili, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

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L’INAIL, con la circolare n. 27 del 9 giugno 2026, ha comunicato la rivalutazione annuale delle prestazioni economiche riconosciute in caso di infortunio sul lavoro e malattia professionale.

I nuovi importi si applicano dal 1° luglio 2026 e riguardano i settori dell’industria, della navigazione e dell’agricoltura, oltre ai medici esposti a radiazioni ionizzanti.

La rivalutazione è stata determinata sulla base della variazione dell’1,4% dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, registrata tra il 2024 e il 2025.

Quali prestazioni vengono rivalutate

L’adeguamento riguarda, in particolare:

La rivalutazione modifica sia gli importi delle prestazioni già in pagamento sia i valori retributivi utilizzati per calcolare le nuove rendite.

I nuovi valori per industria e navigazione

Dal 1° luglio 2026, nel settore industria, la retribuzione media giornaliera di riferimento è fissata a 98,63 euro.

I nuovi limiti della retribuzione annua utilizzata per il calcolo delle rendite sono:

Per il personale marittimo si applicano gli stessi valori, con massimali più elevati per alcune categorie:

altri ufficiali: 42.696,93 euro.

comandanti e capi macchinisti: 55.390,61 euro;

primi ufficiali di coperta e di macchina: 46.928,15 euro;

I nuovi valori per il settore agricolo

Per i lavoratori agricoli subordinati a tempo determinato, la retribuzione annua convenzionale utilizzata per la liquidazione delle rendite è pari a 31.266,07 euro.

Per i lavoratori subordinati a tempo indeterminato viene considerata la retribuzione effettiva, entro il limite minimo di 20.712,30 euro e quello massimo di 38.465,70 euro.

Per i lavoratori autonomi agricoli, la retribuzione annua convenzionale è fissata a 20.712,30 euro.

Medici esposti a radiazioni ionizzanti

Per i medici esposti a radiazioni ionizzanti, la retribuzione convenzionale annua utilizzata per calcolare le prestazioni economiche INAIL sale a 67.802,97 euro.

Anche le prestazioni già in corso vengono riliquidate applicando il coefficiente di rivalutazione dell’1,4%.

Assegno per assistenza personale continuativa

Dal 1° luglio 2026, l’assegno mensile per assistenza personale continuativa viene portato a 682,14 euro.

La prestazione è riconosciuta nei casi previsti dalla normativa alle persone che, a causa delle conseguenze di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, necessitano di assistenza continua.

Assegno una tantum in caso di morte

L’assegno una tantum riconosciuto ai superstiti in caso di morte dovuta a infortunio sul lavoro o malattia professionale è fissato a 12.515,64 euro.

L’importo si applica, dal 1° luglio 2026, nei settori industria, navigazione e agricoltura.

Assegni continuativi mensili

Anche gli assegni continuativi mensili vengono rivalutati nella stessa misura delle rendite.

Nel settore industria, gli importi variano da 382,74 euro, per un’inabilità compresa tra il 50% e il 59%, fino a 2.219,08 euro nei casi di inabilità totale con assistenza personale continuativa.

Nel settore agricolo, gli importi partono da 479,41 euro e possono arrivare a 2.310,18 euro.

La rivalutazione è automatica?

Per le prestazioni già in pagamento, la riliquidazione viene effettuata direttamente dall’INAIL.

I nuovi importi e gli eventuali conguagli saranno corrisposti con il rateo elaborato nel mese di agosto 2026. Gli interessati riceveranno una comunicazione con l’indicazione del nuovo importo riconosciuto.

In caso di variazioni dei dati anagrafici riportati nella comunicazione, sarà necessario segnalarle entro 15 giorni dalla ricezione.

Per verificare la corretta rivalutazione della prestazione, ricevere informazioni sulla propria rendita o ottenere assistenza per una nuova richiesta, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Per trovare l’ufficio più vicino, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha disposto l’avvio di una nuova campagna straordinaria di vigilanza contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori nel settore agricolo.

I controlli, avviati nel mese di giugno 2026, proseguiranno nei mesi di luglio, agosto e settembre, con la possibilità di estendere le attività anche oltre il periodo estivo. L’iniziativa coinvolgerà l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’INPS, l’INAIL e l’Arma dei Carabinieri.

L’obiettivo della campagna

La vigilanza straordinaria punta a prevenire e contrastare le forme di intermediazione illecita e di sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione ai periodi in cui aumenta l’impiego di manodopera stagionale.

Il fenomeno del caporalato può riguardare il reclutamento irregolare dei lavoratori, il mancato rispetto delle condizioni contrattuali, l’applicazione di retribuzioni inferiori a quelle previste e lo svolgimento dell’attività in condizioni non adeguate sotto il profilo della salute e della sicurezza.

La campagna intende rafforzare la presenza delle istituzioni nei territori maggiormente esposti e rendere più efficace il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte.

Aumentano i controlli nel settore agricolo

L’Ispettorato ha ricordato che nel corso del 2025 sono state avviate 10.044 ispezioni nel settore agricolo, con un aumento del 13,5% rispetto all’anno precedente.

Nonostante l’incremento delle attività di controllo, la rilevanza dei fenomeni di sfruttamento ha reso necessaria una nuova intensificazione della vigilanza su tutto il territorio nazionale.

Dove saranno concentrati gli interventi

La programmazione dei controlli terrà conto:

Gli interventi potranno essere effettuati da squadre miste composte da personale dell’Ispettorato, dell’INPS, dell’INAIL e dell’Arma dei Carabinieri.

Potranno inoltre essere costituite task force interprovinciali per rafforzare la presenza degli ispettori nelle zone in cui il rischio di irregolarità risulta più elevato.

Controlli basati sull’analisi del rischio

Le amministrazioni utilizzeranno le banche dati e gli strumenti informativi disponibili per individuare le situazioni che presentano maggiori elementi di rischio.

Particolare importanza sarà attribuita al Portale nazionale del sommerso e agli archivi informativi dell’Ispettorato, dell’INPS, dell’INAIL e dell’Arma dei Carabinieri.

L’obiettivo è rendere i controlli più mirati, concentrando gli interventi sulle realtà in cui potrebbero verificarsi irregolarità lavorative, contributive o assicurative.

La tutela dei lavoratori agricoli

Per verificare il diritto all’esenzione e presentare correttamente la richiesta, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela La campagna rappresenta un intervento importante per la protezione dei lavoratori, soprattutto di coloro che svolgono attività stagionali e possono trovarsi in condizioni di particolare vulnerabilità.

Ogni lavoratore ha diritto a una regolare assunzione, a una retribuzione conforme al contratto applicato, al versamento dei contributi e a condizioni di lavoro rispettose della salute, della sicurezza e della dignità personale.

Chi desidera ricevere informazioni sulla propria posizione lavorativa, contributiva o previdenziale può rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale, che offrono assistenza nella verifica della documentazione e nell’individuazione delle forme di tutela disponibili.

Per maggiori informazioni e per trovare l’ufficio più vicino, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’INPS, con il messaggio n. 1943 del 10 giugno 2026, ha fornito chiarimenti sulle modalità di applicazione dei benefici fiscali riconosciuti alle vittime del dovere, ai soggetti equiparati e ai loro familiari superstiti.

A partire dall’anno d’imposta 2026, tutti i trattamenti pensionistici spettanti a queste categorie possono beneficiare dell’esenzione dall’IRPEF, anche quando la pensione non è direttamente collegata all’evento che ha determinato il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Quali pensioni sono esenti dall’IRPEF

L’esenzione riguarda sia le pensioni di nuova liquidazione sia quelle già riconosciute dall’INPS.

Il beneficio può essere applicato anche ai trattamenti liquidati attraverso:

La novità principale consiste nel fatto che, dal 2026, l’esenzione non è limitata alla pensione derivante direttamente dall’evento che ha dato origine allo status di vittima del dovere.

Chi può beneficiare dell’esenzione

Il beneficio fiscale è riconosciuto:

Per ottenere l’esenzione, l’interessato deve indicare gli estremi del decreto o del provvedimento con cui è stato riconosciuto lo status.

I familiari superstiti devono inoltre dichiarare, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso della relativa qualifica. L’INPS procederà successivamente alle verifiche necessarie, anche attraverso gli enti e le amministrazioni che dispongono dei dati.

Come funziona per i familiari superstiti

Quando una pensione si trasforma in pensione di reversibilità, l’esenzione può estendersi ai trattamenti pensionistici riconosciuti al familiare superstite.

Il beneficio continua a essere applicato finché rimangono validi i requisiti per il mantenimento della pensione ai superstiti derivante dalla vittima del dovere.

Ad esempio, un coniuge superstite può beneficiare dell’esenzione anche sulle proprie pensioni dirette già riconosciute o liquidate successivamente, purché continui ad avere diritto alla pensione ai superstiti.

Nel caso di un orfano, invece, l’esenzione non può più essere applicata quando viene meno il diritto alla pensione di reversibilità e rimane soltanto una pensione diretta autonoma.

L’esenzione è automatica?

Il riconoscimento del beneficio non è automatico.

È necessario presentare una domanda di pensione oppure una richiesta di ricostituzione documentale per esenzione fiscale, dichiarando lo status posseduto e indicando gli estremi del relativo provvedimento di riconoscimento.

In attesa dell’aggiornamento delle procedure INPS, la richiesta deve essere presentata attraverso la ricostituzione per motivi documentali relativa all’esenzione fiscale per le vittime del dovere.

Come presentare la domanda

Per verificare il diritto all’esenzione e presentare correttamente la richiesta, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Gli operatori possono assistere l’interessato nella verifica della pensione, nell’individuazione della documentazione necessaria e nella trasmissione della domanda di ricostituzione.

È opportuno portare con sé:

Per le richieste riguardanti anni d’imposta precedenti al 2026 è prevista una procedura distinta. Gli uffici di Tutela Previdenziale possono fornire le informazioni necessarie in base alla situazione personale dell’interessato.

Perché è importante verificare la propria posizione

L’esenzione dall’IRPEF può incidere in modo significativo sull’importo netto della pensione.

Chi appartiene a una delle categorie interessate dovrebbe quindi verificare che il beneficio sia correttamente applicato e, quando necessario, presentare la domanda di ricostituzione.

Per maggiori informazioni e per individuare l’ufficio più vicino, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’INAIL, con la circolare n. 26 del 9 giugno 2026, ha comunicato la rivalutazione annuale dell’assegno di incollocabilità.

Dal 1° luglio 2026, l’importo mensile della prestazione passa da 308,23 euro a 312,55 euro. L’adeguamento è stato determinato sulla base della variazione dell’1,4% dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, registrata tra il 2024 e il 2025.

Il nuovo importo è stato stabilito dal decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 56 dell’11 maggio 2026.

Che cos’è l’assegno di incollocabilità

L’assegno di incollocabilità è una prestazione economica riconosciuta ai titolari di rendita diretta INAIL che, a causa delle conseguenze di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, non possono beneficiare dell’assunzione obbligatoria.

La somma viene corrisposta ogni mese insieme alla rendita INAIL, è rivalutata annualmente e non è soggetta all’IRPEF. 

A chi spetta

Per accedere alla prestazione è necessario essere titolari di una rendita diretta e trovarsi nell’impossibilità di usufruire del collocamento obbligatorio.

Sono inoltre richiesti:

Il riconoscimento dipende comunque dalla verifica della situazione personale e sanitaria dell’interessato.

L’aumento è automatico?

I beneficiari che già ricevono l’assegno non devono presentare una nuova domanda per ottenere la rivalutazione.

L’INAIL provvederà direttamente alle operazioni di conguaglio con il pagamento del rateo di agosto 2026, riconoscendo l’adeguamento con decorrenza dal 1° luglio.

Come richiedere l’assegno

Chi ritiene di possedere i requisiti può rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale per verificare la propria posizione e ricevere assistenza nella predisposizione e nella trasmissione della domanda.

Generalmente sono necessari:

Gli uffici di Tutela Previdenziale possono inoltre verificare la rendita INAIL e la documentazione disponibile, aiutando l’interessato a individuare eventuali elementi mancanti.

Per maggiori informazioni e per trovare l’ufficio più vicino, visita la homepage di Tutela Previdenziale.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13731 dell’11 maggio 2026, ha affrontato il tema della validità del licenziamento comunicato tramite una normale email, anziché mediante posta elettronica certificata o raccomandata con ricevuta di ritorno.

Secondo la Suprema Corte, l’utilizzo dell’email ordinaria non rende automaticamente invalido il licenziamento, purché l’atto sia stato formulato per iscritto e portato a conoscenza del lavoratore.

Il caso esaminato

La vicenda riguardava un lavoratore che aveva ricevuto il licenziamento al proprio indirizzo di posta elettronica ordinaria. Il dipendente ne aveva contestato la validità sostenendo, tra gli altri motivi, che il contratto collettivo applicato prevedeva l’impiego della raccomandata o della PEC.

La Cassazione ha però respinto il ricorso, confermando la distinzione tra la forma dell’atto e il mezzo utilizzato per trasmetterlo.

Forma scritta e modalità di comunicazione

La legge stabilisce che il datore di lavoro debba comunicare il licenziamento per iscritto e specificarne i motivi. Il requisito essenziale riguarda quindi l’esistenza di un atto scritto che manifesti chiaramente la volontà di interrompere il rapporto di lavoro. 

Un aspetto diverso è rappresentato dal canale attraverso il quale l’atto viene trasmesso. Nella vicenda esaminata, la previsione del contratto collettivo relativa alla raccomandata o alla PEC è stata interpretata come una regola riguardante la fase della comunicazione e non come una forma indispensabile per la validità del licenziamento.

La comunicazione tramite email ordinaria è stata quindi ritenuta idonea perché il licenziamento era stato redatto per iscritto ed era giunto a conoscenza del destinatario.

Non significa che ogni licenziamento via email sia valido

La decisione non deve essere interpretata come una regola automatica applicabile a qualsiasi situazione.

Occorre verificare, caso per caso:

La Cassazione ha infatti esaminato una determinata clausola contrattuale, concludendo che essa disciplinava soltanto le modalità di trasmissione. Non si può quindi escludere che una diversa previsione contrattuale, formulata espressamente come requisito di validità, possa richiedere una valutazione differente.

Cosa deve fare il lavoratore che riceve l’email

Chi riceve un messaggio contenente una comunicazione di licenziamento non dovrebbe ignorarlo soltanto perché proviene da un indirizzo email ordinario.

È importante conservare il messaggio completo, gli eventuali allegati e ogni elemento utile a ricostruire la data di ricezione. Anche le risposte inviate dal lavoratore possono contribuire a dimostrare che il contenuto della comunicazione è stato effettivamente conosciuto.

La validità del licenziamento non dipende, inoltre, soltanto dal mezzo utilizzato per comunicarlo. Devono essere valutati anche i motivi indicati, la procedura seguita, il contratto collettivo applicato e le circostanze concrete del rapporto di lavoro.

A chi rivolgersi

In presenza di una comunicazione di licenziamento ricevuta tramite email è opportuno agire tempestivamente, poiché la normativa prevede termini precisi per l’eventuale contestazione.

Per ricevere un primo orientamento, verificare la documentazione e approfondire la propria posizione, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Gli operatori potranno esaminare la comunicazione ricevuta e fornire le informazioni necessarie sulla base della situazione personale del lavoratore.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

L’INPS ha comunicato l’apertura della Campagna RedEst 2026, dedicata alla dichiarazione dei redditi percepiti nel 2025 dai titolari di prestazioni pensionistiche collegate al reddito residenti all’estero.

La procedura è disponibile dal 25 maggio 2026. Dalla stessa data è stata riaperta anche la Campagna RedEst 2025, relativa ai redditi dell’anno 2024, per permettere ai pensionati che non hanno ancora adempiuto all’obbligo di trasmettere la propria dichiarazione.

Che cos’è il modello RedEst

Il modello RedEst consente all’INPS di verificare la situazione reddituale dei pensionati residenti all’estero che ricevono prestazioni il cui importo dipende, in tutto o in parte, dal reddito personale o familiare.

La comunicazione dei redditi permette all’Istituto di accertare il mantenimento dei requisiti richiesti e di calcolare correttamente le somme spettanti.

L’accertamento può richiedere, a seconda del Paese di residenza e della situazione del pensionato, certificazioni rilasciate dagli organismi esteri competenti oppure specifiche dichiarazioni reddituali.

Chi è interessato dalla Campagna RedEst 2026

La Campagna RedEst 2026 riguarda i pensionati che:

La Campagna RedEst 2025, invece, riguarda i redditi percepiti nel 2024 ed è stata riaperta per consentire la regolarizzazione delle dichiarazioni non ancora presentate.

L’INPS ha inoltre precisato che la Campagna RedEst 2024, relativa ai redditi del 2023, è stata definitivamente chiusa il 31 marzo 2026. Le eventuali dichiarazioni riferite a tale annualità dovranno essere gestite mediante una specifica procedura di ricostituzione.

Quando arriveranno i modelli cartacei

Nel corso del mese di settembre 2026 è previsto l’invio dei modelli cartacei RedEst ai pensionati residenti all’estero interessati dalla nuova campagna.

Una volta ricevuta la comunicazione, è importante controllare attentamente i dati riportati e raccogliere la documentazione necessaria a dimostrare i redditi dichiarati.

Non è consigliabile attendere gli ultimi giorni per richiedere assistenza: eventuali errori, documenti incompleti o differenze tra quanto dichiarato e quanto certificato potrebbero richiedere ulteriori verifiche.

Come presentare la dichiarazione RedEst

Per ricevere assistenza nella compilazione e nella trasmissione della dichiarazione, è possibile rivolgersi agli uffici di Tutela Previdenziale.

Gli operatori degli uffici Tutela possono:

Al momento dell’appuntamento è opportuno portare con sé il modello RedEst ricevuto, un documento di identità valido e tutta la documentazione reddituale richiesta, comprese le eventuali certificazioni rilasciate dalle autorità del Paese estero di residenza.

Gli uffici esteri di Tutela Previdenziale offrono assistenza e supporto ai pensionati e ai cittadini italiani residenti in Italia e all’estero, accompagnandoli nell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali.

Perché è importante presentare il RedEst

La mancata comunicazione dei redditi può impedire all’INPS di verificare il diritto alle prestazioni collegate alla situazione economica del pensionato.

Per questo motivo è fondamentale fornire dati completi, corretti e accompagnati dalla documentazione richiesta. Una dichiarazione inesatta o incompleta può determinare controlli, richieste di integrazione o il ricalcolo della prestazione.

Per maggiori informazioni e per individuare l’ufficio Tutela Previdenziale più vicino, visita la homepage del sito.

Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE 💡 Per rimanere aggiornati su eventi e novità previdenziali, seguici su LinkedIn!

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