Incentivo al posticipo del pensionamento: proroga per i lavoratori dipendenti che maturano i requisiti entro il 2026

11 Maggio 2026
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L’INPS, con la Circolare n. 42 del 3 aprile 2026, ha fornito le indicazioni operative relative alla proroga dell’incentivo al posticipo del pensionamento, introdotta dalla legge di Bilancio 2026.

La misura riguarda i lavoratori dipendenti che maturano, entro il 31 dicembre 2026, i requisiti minimi per accedere alla pensione anticipata e che scelgono di proseguire l’attività lavorativa.

Che cos’è l’incentivo al posticipo del pensionamento

L’incentivo consente al lavoratore dipendente, in presenza dei requisiti previsti, di rinunciare all’accredito della quota di contributi previdenziali a proprio carico.

In pratica, la quota contributiva che normalmente sarebbe trattenuta al lavoratore e versata all’INPS viene invece corrisposta direttamente in busta paga.

Il datore di lavoro non versa più la quota IVS a carico del lavoratore, mentre resta dovuto il versamento della quota contributiva a carico del datore di lavoro. La posizione assicurativa del lavoratore continua quindi a essere alimentata per la parte datoriale.

A chi spetta

La circolare conferma che la facoltà di accedere all’incentivo riguarda i lavoratori dipendenti iscritti:

  • all’Assicurazione Generale Obbligatoria;
  • alle forme sostitutive dell’AGO;
  • alle forme esclusive dell’AGO.

La proroga prevista dalla legge di Bilancio 2026 riguarda, in particolare, i lavoratori dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

Quali requisiti servono

Per accedere alla misura, il lavoratore deve maturare i requisiti contributivi previsti per la pensione anticipata:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

La misura si applica ai lavoratori che, pur avendo raggiunto i requisiti, scelgono di continuare a lavorare invece di accedere subito alla pensione.

Quali effetti produce in busta paga

Con l’esercizio della facoltà di rinuncia:

  • viene meno l’obbligo di versamento della quota contributiva IVS a carico del lavoratore;
  • l’importo corrispondente viene erogato direttamente al lavoratore con la retribuzione;
  • le somme corrisposte non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente ai fini fiscali, secondo quanto previsto dalla normativa richiamata dalla circolare.

Si tratta quindi di un incentivo economico per chi decide di rimandare il pensionamento e restare in servizio.

Come si richiede l’incentivo

Il lavoratore interessato deve presentare apposita comunicazione all’INPS, che ha il compito di verificare il possesso dei requisiti.

Dopo la domanda, l’Istituto controlla il raggiungimento dei requisiti pensionistici e comunica l’esito:

  • al lavoratore;
  • al datore di lavoro, attraverso il servizio di Comunicazione bidirezionale.

Solo dopo la comunicazione di accoglimento da parte dell’INPS, il datore di lavoro può applicare l’incentivo e procedere con gli adempimenti contributivi.

Quando termina l’incentivo

L’incentivo cessa di produrre effetti in alcuni casi specifici, tra cui:

  • quando il lavoratore consegue una pensione diretta, con l’eccezione dell’assegno ordinario di invalidità;
  • quando viene raggiunto il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia;
  • in caso di revoca della scelta da parte del lavoratore.

La revoca produce effetti dal primo mese di paga successivo a quello in cui viene esercitata.

Perché è importante valutare bene la scelta

L’incentivo può aumentare l’importo netto percepito in busta paga, ma comporta anche la rinuncia all’accredito della quota contributiva a carico del lavoratore per il periodo interessato.

Per questo è importante valutare con attenzione la propria posizione contributiva, la decorrenza della pensione, gli effetti economici immediati e le possibili conseguenze future.

Prima di scegliere, è consigliabile richiedere una verifica personalizzata.

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 📌 Fonte: Redazione TUTELA PREVIDENZIALE
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